Livelli di conoscenza/coscienza – Livelli di piacere

Inizio questo post riportando qualche frase prese dalla Prefazione del libro “Grammatica della musica” di Ottó Károlyi:

La musica è arte e scienza allo stesso tempo. Perciò, allo stesso tempo, deve essere colta emozionalmente e compresa intellettualmente; e anche per la musica, come per ogni arte o scienza, non esistono scorciatoie che facciano progredire nella conoscenza. L’amatore che si diletta ascoltando la musica senza capirne il linguaggio è come il turista che passa le vacanze all’estero  e si accontenta di godersi il paesaggio, i gesti degli abitanti, il suono delle loro voci, senza capire neppure una parola di ciò che essi dicono. Egli sente, ma non è in grado di comprendere.

Ho voluto menzionare questo tratto di testo perché in esso sono contenuti due punti chiave del mio pensiero.

Il primo riguarda, come dice il titolo del post, il fatto che accedendo a livelli superiori di conoscenza si arrivi a nuovi livelli di piacere. Mi spiego meglio.
Prendiamo ad esempio, per essere estremista per qualche lettore, la matematica: chi si mette nella posizione di negarsi l’ accesso alla conoscenza della matematica, non potrà mai gioire di fronte ad una dimostrazione ben riuscita o stupirsi per l’ eleganza di una formula o per la potenza e profondità espressiva di una singola entità matematica.
Prendiamo un altro esempio: l’arte del baciarsi; senza consapevolezza di se stessi, conoscenza dei propri corpi (bocca, lingua, …), negandosi l’accesso a tale scoperta, la sensazione rimane circoscritta quando potrebbe espandersi molto di più (e questo discorso in realtà vale per qualsiasi movimento).
Gli esempi sono infiniti e riguardano qualsiasi disciplina, dalla grammatica al kung fu, dalla musica alla fisica quantistica; non intendo dire che sia una scelta migliore o peggiore scegliere a quale livello fermarsi, dico che bisogna essere consapevoli che la conoscenza non è fine a se stessa ma porta con sé piacevoli sorprese. E potete stare certi e sereni che ci sarà sempre un livello successivo.
Un altro aspetto fondamentale di questo punto è che, oltre ad acquisire nuove conoscenze e piaceri, questo processo porta a rendere le proprie creazioni molto più pulite e dirette, focalizzate nel punto in cui si vuole arrivare, semplicemente perché tale processo porta a identificare sempre meglio il punto di arrivo e allo stesso tempo aprire gli occhi su associazioni che si davano per scontate o semplicemente erano state ignorate.

In secondo luogo voglio parlare del modo in cui si accede a nuovi livelli di conoscenza: “[…]non esistono scorciatoie che facciano progredire nella conoscenza”
Perché sono d’accordo con questa frase del testo citato?
Ultimamente, per marketing o per ingenuità, si ha la tendenza a voler trovare scorciatoie e magiche strategie per far qualsiasi cosa, l’obiettivo finale è, oltre a vendere un prodotto, la riduzione del tempo necessario e la diminuzione della ‘fatica’; questo modo d’approcciarsi è uno degli scopi che una persona si può porre, di sicuro non il più profondo.
La vera magia non è insita nelle tecniche ma bensì nella persona che si siede e apre un libro o apre se stesso all’ ascolto delle proprie sensazioni, la conoscenza in questo modo è libera di esprimersi e di palesarsi in modo evidente così da essere colta.
Bisogna fare una distinzione fra scorciatoie e tecniche: la scorciatoia teme il tempo e l’impegno, la tecnica no.

Un’altra parola cruciale nella frase “[…]non esistono scorciatoie che facciano progredire nella conoscenza” è: PROGREDIRE.
La scorciatoia può richiedere meno impegno per arrivare al punto d’ arrivo per cui è stata congegnata ma ne richiederà il triplo se s’intende proseguire.
Una guida che, conoscendo il fine del discepolo, consiglia di attraversare un bosco piuttosto che prendere la strada asfaltata che lo costeggia, probabilmente ha seguito o confrontato entrambe le strade, sa che entrambe partono ed arrivano allo stesso punto ma sa anche che l’esperienza fatta durante il viaggio è completamente diversa: le due persone che han percorso le due vie, arrivano allo stesso punto ma saranno diverse fra loro. L’aspetto fondamentale sta nell’esperienza che si è fatta propria, vivere ciò che si apprende piuttosto che saperlo e basta sono due scopi diversi. Quindi se non avete una guida, nel scegliere la strada da seguire, chiaritevi non solo dove volete arrivare ma anche con quali competenze e sensazioni, la presenza di un maggiore o minore impegno non deve toccare tale scelta.
Collegandomi al primo punto è probabile che, per accedere a livelli superiori di conoscenza progredendo, l’impegno cresca: cresce perché cresce il piacere della scoperta, il progredire porta in nuovi mondi prima sconosciuti; si dice che gli avventurosi non temono il pericolo, il rischio, perché? Ragioniamoci ora: ciò che riduce il rischio è la conoscenza del terreno di gioco, ciò che aumenta la conoscenza è il sano impegno focalizzato, quindi la risposta è: perché gli avventurosi non temono l’ impegno e sono molto focalizzati. E questo vale per i viaggiatori solitari come per i broker d’ assalto, vale nelle relazioni come nello studio.

Per concludere dico “Lode all’impegno!” perché impegnarsi nel dirigere le proprie forze in un progetto amato, nell’ azione che si sta facendo è una cosa bellissima, una sfida, un viaggio.
Ovviamente per il bilanciamento degli opposti, come insegna il simbolo Tai Ch’i Tu, ha i suoi pregi anche una buona dose di piacevole ‘svacco’.

Auguro a tutti di accedere a nuovi livelli di conoscenza e piacere, fisico e intellettuale. 😀

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